Tutti i giorni, non uno solo – riflessioni sulla Giornata internazionale della donna

Tutti i giorni, non un giorno solo.

Ci sono giorni in cui è ancora più importante far sentire la propria voce ed ascoltare le altre voci. Sono i giorni in cui ci si prende un tempo in più, anche se questo dovrebbe succedere sempre, per riflettere sul significato di alcune ricorrenze, simboli, parole, rappresentazioni mentali, emblemi. Ho sempre associato la Giornata Internazionale della donna, l’8 marzo, non tanto ad un momento di celebrazione quanto piuttosto all’esigenza di ribadire l’importanza dell’equità, della parità, dei diritti tra donne e uomini.

Se sento questa esigenza è perché non sempre rivedo rispecchiato nel mondo reale quello che riesco ad immaginare in un mondo ideale. La partecipazione delle donne a tutti i livelli economici, politici, sociali, culturali, sportivi non è garantita, credo che sia questo uno degli aspetti che sento di dover maggiormente sottolineare in questo contributo: è necessario centrare le azioni e le pratiche educative sulla consapevolizzazione dei diritti che tutti, in quanto individui, abbiamo.

Quando immagino una possibilità di generare un cambiamento e a cosa concorre alla sua genesi credo che la parola educazione sia il punto di partenza, intendendo, con ciò, la necessità che le politiche educative, culturali, sportive nella loro accezione più ampia promuovano realmente l’equa partecipazione di tutti.

Nella mia esperienza personale e professionale avere pluralità di genere, visione, formazione, provenienza, background non fa altro che diminuire la possibilità del mancato ascolto della voce di tutti. La partecipazione allo sport da parte di bambine e bambini diventa quindi un obiettivo centrale per immaginare il reale abbattimento di tutte le barriere; avere confidenza rispetto al proprio corpo, essere consapevoli delle proprie skills, delle proprie potenzialità, sapersi focalizzare sugli obiettivi da raggiungere, rende ogni individuo un potenziale ingranaggio del sistema da sui far partire il Movimento ed il cambiamento.

Faccio parte e fin dall’inizio ho contribuito con il mio lavoro, insieme ad altri, alla nascita del Movimento Mixed Ability, un movimento che ha sì a che fare con lo sport ma che ha a che fare anche con il modo di pensare ai ruoli svincolati dal genere di appartenenza, dalle abilità e dalle capacità. La rappresentazione e la miscellanea di tutte le abilità concorrono alla possibilità di esprimersi e di partecipare a prescindere dal genere.

L’unico modo per contribuire a raggiungere, secondo me, una maggiore uguaglianza in ambito sportivo è quello di offrire le opportunità di avvicinarsi agli sport fin da piccoli, non è un caso se nello sport inizialmente non ci siano differenti categorie di appartenenza, l’approccio iniziale è gioco, è attività motoria, è gioco-motricità, nel gioco si partecipa in maniera paritaria, il gioco è uno dei diritti fondamentali di bambine e bambini, ecco perché, secondo me, questo tipo di esperienza è centrale, perché partendo da un’attività umana fondamentale, che è il giocare, può contribuire a raggiungere una maggiore uguaglianza in tutti gli altri ambiti e a tutti i livelli esperienziali.

Se il gioco prima e lo sport poi sono l’espressione di un bisogno che si traduce in piacere, divertimento, socializzazione, crescita individuale e di gruppo allora diventa espressione reale di uguaglianza. Parole come benessere, felicità, partecipazione paritaria, inclusione, uguaglianza, stesse regole, affiliazione e appartenenze, rimozione delle barriere, che sono i capisaldi del Manifesto Mixed Ability non possono rimanere vuote parole ma devono diventano azioni, comportamenti, occasioni di incontro (virtuale e reale), trasformarsi e trasformare.

In questo momento storico in cui le restrizioni dovute alla pandemia hanno colpito la popolazione tutta risultano ancora più importanti aspetti come l’accesso allo sport ed alla libertà di potersi muovere, esprimere, avere degli spazi di benessere e di relazione. I segnali di malessere si sono ampiamente manifestati, con l’aumento di comportamenti autolesivi o aggressivi (di cui spesso fanno le spese le donne, in Italia dall’inizio del 2021 sono già state 12 le donne uccise da uomini).

Questa disparità di potere ha bisogno di essere sovvertita ed equilibrata. Credo quindi che sebbene il mondo dello sport sia ancora in larga parte, ai vertici, dominato dagli uomini, alla base si stia sempre più diffondendo una partecipazione paritaria.

Per equilibrare tutto ciò credo che l’aspetto che maggiormente andrebbe sostenuto è quello conoscere le diverse realtà. Fare formazione, fare rete, poter scambiare le esperienze a livello locale, nazionale ed internazionale: conoscere cosa esiste e provare ad immaginare cosa si può progettare e realizzare di nuovo ed innovativo.

Sono convinta che sia nella possibilità di autodeterminarsi che le donne nel mondo dello sport come in ogni altro ambito, possano fare la differenza. Per coltivare menti volitive non ritengo che si possa prescindere dalla consapevolezza del proprio valore e del proprio ruolo, dalla capacità di mettersi in gioco e di stare o ridefinire le regole, dall’essere consapevole e conoscere quali siano i propri diritti, per poterli difendere o fare valere.

Conoscenza, consapevolezza, cultura, educazione sono i pilastri su cui iniziare a costruire un cambiamento di prospettiva e le donne devono non solo con le altre donne, ma anche con gli uomini costruire nuove prospettive ed orizzonti, ad esempio a partire anche dallo sport. Questo però tutti i giorni, non un giorno solo.

Marilena Giuliacci

1 Comment

  1. Marilena Avanzo ha detto:

    Grazie per quello che sei e che fai. La tua capacità di arrivare a toccare il cuore delle persone è sempre molto ben indirizzata . Sei una persona generosa nonostante tutto… Considero un grande privilegio averti incontrata.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *